Venerdi 10 alle 10 in piazza a Viterbo contro la privatizzazione dell’acqua pubblica.

Il coordinamento per l'acqua pubblica sul piede di guerra

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del coordinamento dei comitati per l’acqua pubblica. Domani, venerdì 10 giugno i cittadini saranno in piazza a Viterbo in via Saffi davanti alla Provincia per protestare contro la gestione dell’acqua pubblica a Viterbo. Un appello a tutti i viterbesi per una questione non solo etica ma pratica.

“Senza mezzi termini – scrivono – siamo costretti a parlare di FURTO DI DEMOCRAZIA di fronte a ciò che è avvenuto a partire dallo scorso 28 Aprile 2022, con gli atti di Orientamento Indirizzo in cui si delinea il percorso per l’affidamento del servizio idrico integrato a una società mista pubblico/privato – approvati dall’assemblea dei sindaci dell’ATO1 senza un’ adeguata e trasparente discussione pubblica, interna alle singole amministrazioni comunali.

Vogliamo qui ricordare che non più tardi di tre anni fa moltissimi Consigli Comunali della provincia, compreso Viterbo, hanno votato all’unanimità contro l’ingresso di soci privati nella gestione del servizio idrico, individuato ancora una volta come un bene pubblico inalienabile della collettività. In perfetta conformità con l’esito del referendum del 2011, che si era espresso in modo quasi totalitario per la conservazione del carattere pubblico della gestione dell’acqua.

Ma il treno delle privatizzazioni sembra inarrestabile e travolge persino il rispetto formale delle regole del bon ton istituzionale.

E’ talmente veloce e comodo che si preferisce abbandonare anche la strada del prestito di 40.000.000 di Arera nonostante gli aumenti delle tariffe siano stati realizzati anche in funzione di questo, ma il cui esito è sparito nel nulla. Senza contare che non ci risulta formalizzata alcuna richiesta di finanziamento pubblico per il problema dearsenificazione che ci costa oltre 9 milioni all’anno.

Si è preferito mettere in atto un sotterraneo lavorio per arrivare a questo venerdì 10 giugno 2022 in cui, nonostante le rassicurazioni precedenti, i sindaci soci di Talete saranno chiamati a ratificare la modifica dello statuto della Società, per cedere il 40% del capitale sociale a un socio privato.

In termini finanziari questo significa che, ammontando il capitale sociale di Talete a 465.000 euro, il privato potrà diventare il socio largamente maggioritario con 186.000 euro. In pratica con il costo equivalente a quello di un appartamento medio, il privato si troverà a gestire una società che solamente di bollette fattura 37 milioni di euro.

Ribadiamo che tutto quello che così rapidamente sta accadendo davanti ai nostri occhi viene fatto a due giorni dalle elezioni comunali, con il Comune di Viterbo commissariato, e con una tambureggiante convocazione dei Consigli Comunali, che, più che assicurare una discussione e un confronto su un argomento così importante, sembra orientata a mettere gli stessi consiglieri comunali di fronte a un fatto compiuto, in ossequio a una decisione che piove sui territori da portatori di interessi esterni, poco sensibili alla volontà più volte espressa dagli stessi Comuni di mantenere pubblica la gestione del servizio idrico integrato.

Noi ci opporremo con tutte le nostre forze, e fintanto che sarà possibile, alla privatizzazione di un bene pubblico per eccellenza quale è l’acqua.

Ma parliamoci chiaro: abbiamo bisogno che i cittadini siano con noi. Che tutti si rendano conto che non è semplicemente una scelta etica quella della gestione pubblica dell’acqua, ma anche una convenienza economica e funzionale. Basti pensare ai costi per gli utenti e ai disservizi generati dal conferimento ad es. ad ACEA ATO 5 Lazio meridionale del servizio idrico della Provincia di Frosinone.

Questo, che cortesemente preghiamo i media di diffondere, non è un semplice invito, ma un vero e proprio appello a essere presenti venerdì 10 giugno, dalle ore 10:00, davanti alla Provincia in via Saffi a Viterbo.

Forse è l’ultima occasione di cui possiamo disporre per fermare, o quanto meno interrompere e rinviare, un processo di privatizzazione di un bene pubblico prioritario, che una volta avviato produrrà conseguenze negative per tutta la cittadinanza”.

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